Inception | Recensione dell’ultimo film di Nolan

inception, recensione e parere sul film di Nolan

Recensire Inception in poche righe è molto complesso, perché ci troviamo di fronte ad uno di quei film che vi faranno discutere per ore con gli amici alla ricerca di significati molto ben nascosti.

Christopher Nolan, registra di The Prestige e Il Cavaliere Oscuro, è riuscito a creare un mondo a metà tra il sogno e la realtà senza per questo lasciarsi andare a viaggi onirici o mondi surreali alla Parnassus.


Trama (potrebbe esserci qualche leggero spoiler)

recensione di Inception di NolanIl lavoro di Dominic Cobb (Leonardo Di Caprio) è quello di estrarre informazioni entrando nei sogni, ricreando una realtà apposita in cui i soggetti non potranno difendersi da questi attacchi.

Tutto inizia quando un uomo (Ken “L’ultimo Samurai” Watanabe) a cui Cobb ha cercato di strappare un’informazione lo ritiene idoneo per una missione ben più complicata: invece che estrapolare dei concetti, dovra infatti impiantare un’idea che sembrerà scaturita dal soggetto stesso.

Metterà quindi in piedi una squadra per viaggiare all’interno del sogno del soggetto, andando a scontrarsi col subconscio aggressivo (“come un sistema immunitario”) e con i terribili ricordi che inseguiranno Cobb per tutto il suo viaggio.

Mentre spiegare la trama in poche righe risulta molto difficile, Nolan riesce invece a descrivere lo svolgimento del film in maniera impeccabile, a volte lanciandosi in spiegazioni all’interno del sogno che fanno il verso al programma di addestramento di Matrix, altre volte con salti di scena molto intuitivi e azzeccati, tracciando una linea piuttosto chiara sui “viaggi onirici” del gruppo di Cobb.

Nei suoi 148 minuti la pellicola andrà a complicarsi sempre più, viaggiando in profondità nei sogni all’interno di altri sogni e andando a scontrarsi in maniera brutale con il subconscio del protagonista, sconvolto e mai più ripreso dalla scomparsa della moglie e dal suo bisogno di tornare dai figli.

La tua mente è la scena del crimine

La mente dei soggetti è stata realizzata in pieno stile Nolan, ossia quanto di più vicino alla realtà possibile, e fuori dal classico concetto di sogno a cui siamo abituati. Ci troviamo infatti di fronte ad un viaggio logico, coerente, quasi scientifico, in cui l’architetto può violare le regole al costo di venire attaccato dal subconscio dell’ospite, tradotto in persone o agenti ostili.

L’azione ha un calo nella parte centrale del film, in cui vedremo un comunque ottimo Di Caprio perdersi in necessarie spiegazioni sul modo in cui affrontare il viaggio e sulle regole da seguire, per poi riprendersi e crescere sempre più fino alla definitiva chiusura della missione.
Gli altri attori si riveleranno comunque ottime spalle, pur non brillando eccezionalmente svolgeranno alla meglio il loro compito.

inception-recensione

Senza raccontarvi nulla, posso comunque accennarvi che il regista lascerà il finale aperto a più conclusioni, seminando indizi che possono essere visti in diversi modi in base alla sensibilità della persona che guarderà la pellicola, e lasciandovi modo di parlarne e parlarne con amici o sui vari forum senza giungere ad una soluzione definitiva. Un’ottimo modo per far parlare di sé ancora a lungo.

Inception si presenta quindi come un prodotto ben pensato, originale e con un punto di vista molto differente rispetto ad altre pellicole basate sui sogni. La visione non annoia nonostante le sue due ore e mezza e l’intercalare dell’azione con i momenti di calma non peserà sullo spettatore, invogliato a capire realmente quello che sta succedendo.

Con questo non voglio dire che Inception sia esente da difetti, rimane sempre la sensazione che Nolan avrebbe potuto fare di più, ma che non abbia osato, nonostante questo rimane un film di altissimo livello con degli attori all’altezza della situazione.
In definitiva, un altro centro per Nolan, che ultimamente non ne sbaglia proprio una.

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  • yes, Nolan si conferma tra i registi più in forma degli ultimi dieci anni; Inception è IMHO stupendo nella sua complessità, complessità che però è costruita (paradossalmente) in modo pulito e ordinato. Alla fine ci troviamo in un labirinto in cui potremmo continuare a girare e vagare: The Prestige era un gioco d’incantesimo prima di tutto per lo spettatore, Inception è una dimensione onirica ancora una volta per chi guarda. Nolan ci porta nel cuore del meccanismo e ci coinvolge nel modo più assoluto

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