Avatar, recensione della nuova epica fatica di Cameron
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2154. Una società spaziale umana si è insediata sul pianeta/satellite Pandora per recuperare un materiale dal valore inestimabile, trovandosi di fronte un ambiente pluviale completamente selvaggio e popolato dai Na’vi, indigeni blu alti 3 metri e tutt’altro che propensi alla colonizzazione.
Per spostarli dal loro territorio ed arrivare al minerale ricercato senza doverli sterminare si è deciso di utilizzare il progetto “avatar“, cioè muovere a distanza dei corpi Na’vi creati per l’occasione, in modo da infiltrarsi e convincerli ad abbandonare la loro zona.
Una trama già vista (qualcuno ha detto Pocahontas?) ambientata in un futuro fantascientifico e in cui ancora una volta i “colonizzatori” fanno la parte dei cattivi, mentre i poveri indigeni devono far fronte a questa nuova minaccia.
Film scontato? Si.
Film quindi da evitare? Assolutamente no.
Ammettiamolo, Avatar è una gigantesca Tech-demo, una dimostrazione di quanto la tecnologia possa fare al giorno d’oggi, di quanto gli effetti speciali audiovisivi abbiano raggiunto le stelle (perdonate la battuta) e superato ogni (almeno mia) aspettativa.
Tutto è realizzato così bene da ingannare l’occhio e confondere il vero con il digitale, gli attori si amalgamano perfettamente con ciò che accade loro intorno, e grazie alla tecnica del motion capture i Na’vi stessi hanno delle espressioni che tendono paurosamente all’umana realtà.
Discorso a parte per il 3D. Avatar è proiettato in entrambi i modi, due o tre dimensioni, ma vale la pena spendere di più (troppo, a dire il vero) per vederlo al massimo del suo splendore. Le 2 ore e 40 affaticano di poco gli occhi ma catapultano il visitatore nel bellissimo, surreale mondo di Pandora, essendo il film stesso creato su misura per questa tecnologia.
Purtroppo in Italia bisogna accontentarsi di poche sale provviste di 3D, e di nessun cinema iMax che lo proietti, spero che in futuro riusciremo a stare al passo col resto del mondo civilizzato.
Sull’onda della critica all’Italia, il doppiaggio non è il massimo e la voce dell’attore protagonista (la stessa di Di Caprio in Titanic.. puro caso? non credo…) non immerge minimamente.
Questo è un problema diffuso, per quanto abbiamo alcuni tra i doppiatori più bravi al mondo le scelte delle case distributrici vanno spesso a nostro svantaggio, con una sorta di autolesionismo efferato.
Sfiorando il discorso della produzione invece, Cameron pensava a questo progetto dal lontano 1996, pur non avendo a disposizione la tecnologia adeguata la sua mente spaziava già su come poteva essere il mondo di Pandora, ed una storia ambientata in esso.
Sono stati curati la fauna, l’ambientazione, la fisica e la popolazione Na’vi, tutto con precisione maniacale da quel folle visionario che è il regista di Titanic, già con l’obiettivo di riprendere tutto in digitale.
Concludendo, Avatar non è un film da vedere per la trama, il pathos o la suspance, è un’orgia visiva di altissimo livello che prenderà i cuori degli appassionati di sci-fi e, più in generale, di effetti speciali ben oltre la media.
Vincitore di due Golden Globe, campione d’incassi di sempre e detentore di un record di vendite che fa paura, siamo davanti ad un’opera epica che non smetterà di stupire fino all’ultimo minuto, e che setterà un nuovo standard tecnologico nella Hollywood futuristica e di prim’ordine.























